27 Lug 2009 |
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L’INVALSI e le sue prove: la scuola italiana trasformata in una azienda! FERMIAMOLE!!!
Gli artt. 3 L. 28 marzo 2003, n°53 (norma di delega) e 3 D.Lgs. 19 novembre 2004, n° 286 (norma delegata) attribuiscono all’INVALSI (Istituto Nazionale per la valutazione del Sistema educativo di Istruzione e formazione) la competenza amministrativa ad effettuare, tra l’altro, “verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti”.
COSA SONO I TEST? Una serie di quesiti a risposta multipla: una per italiano, una per matematica, una per scienze, da somministrare agli allievi di seconda, quarta elementare e prima media. La serie è composta di numerose domande (14 per la seconda classe), con tempi rigorosi (30 minuti per la seconda, 45 per la quarta e per la prima media ) e modalità di somministrazione da concorso pubblico: prove sigillate, nessuna spiegazione, con la sorveglianza, preferibilmente, di insegnanti che non siano quelli della classe in oggetto. Le domande sono preparate a Roma dall' INVALSI, uguali per tutte le classi d’Italia e con test nelle varie materie su obiettivi estremamente specifici, con un linguaggio formale e complesso.
A COSA SERVONO? Lo scopo ufficiale dell'Invalsi è quello di "valutare l'efficienza e l'efficacia" del sistema scolastico. Nello specifico, la somministrazione dei Test, secondo il Ministero "fa parte degli strumenti di indagine per valutare il FUNZIONAMENTO E LE PRESTAZIONI DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE al fine di evidenziare le scelte assunte dalle istituzioni scolastiche per l a realizzazione del servizio scolastico” SARÀ DUNQUE UNA MANIERA PER "CLASSIFICARE" LE SCUOLE e, magari, i docenti. Ogni scuola avrà quindi il suo "PUNTEGGIO" che influirà sui Finanziamenti. Ufficialmente, l'INVALSI è un Istituto nazionale preposto alla valutazione degli studenti italiani. L'INVALSI, controllato dal Ministero della Pubblica Istruzione, è entrato nelle scuole quasi innocentemente anche se già in passato molti insegnanti e istituti scolastici si erano opposti a questa somministrazione, forse fiutando quello che era mascherato dietro una sorta di rilevamento puro e semplice. Oggi più di ieri appare chiarissimo che si tratta di una valutazione dei docenti, non degli studenti! Ma in che modo verranno valutati i docenti? Non certo per le loro già acquisite competenze, figuriamoci! Essi verranno valutati in base alla discrezionalità del Dirigente Scolastico (ma non solo). L'INVALSI va a sposarsi perfettamente con il Progetto di Legge Aprea, fornendo il meccanismo perfetto e aberrante per trasformare le scuole pubbliche in aziende e riformando lo stato giuridico degli insegnanti. Infatti, a giudicare i docenti non sarà soltanto il dirigente scolastico, ma una commissione formata da persone anche esterne al mondo della scuola e che costituiranno un vero e proprio Consiglio di amministrazione che sostituirà il tradizionale e sacro Consiglio di Istituto voluto dai Decreti delegati e consacrato come una forma di alta democrazia scolastica.
SONO MOLTO PERICOLOSI. PERCHÉ? I TEST hanno molti "ritorni" sui bambini, sul lavoro degli insegnanti, sulla scuola tutta. Conseguenze che possono essere serie e pesanti e "sgretolare" le difese che le scuole hanno costituito intorno al POF e al loro percorso pedagogico e didattico. Vediamo quali possono essere questi "ritorni".
Poiché i test non tengono conto delle diversità, dei percorsi, dei contesti ambientali, si creeranno discriminazioni tra i bambini, tra le classi, tra le scuole a seconda delle condizioni sociali del territorio in cui sono inserite.
I TEST SONO OBBLIGATORI? NO, anche se Invalsi, Miur e Dirigenti dicono di sì, come per tutti gli altri aspetti della riforma Moratti: contrastano con la legge sull’autonomia, non sono previsti dalla stessa riforma Moratti (legge delega ’53) e nemmeno dal decreto applicativo n.59. L’unico riferimento dei test sono le Indicazioni nazionali, ancora provvisorie e mai legittimate dal governo attraverso i necessari passaggi legislativi. Anche a livello SINDACALE, COBAS e CGIL si sono espressi contro l’obbligatorietà dei test; è stato presentato dai genitori RICORSO AL GARANTE DELLA PRIVACY.
COSA POSSIAMO FARE PER OPPORCI?
Appare, quindi, chiaro che la valutazione degli apprendimenti degli alunni è una prerogativa dei docenti delle singole istituzioni scolastiche; la verifica sulle conoscenze e abilità degli studenti è affidata all’Invalsi con la “concorrenza” delle istituzioni scolastiche (L 53/03, art 3; Dlgs 286/04, art. 1). Concorrere significa partecipare condividendo e non certo subire passivamente. Vale la pena ripetere ancora che non rientra tra i compiti assegnati all’Invalsi dal decreto legislativo né il valutare, né il rilevare gli apprendimenti degli alunni. La rilevazione nazionale (nello specifico, quella dell’Invalsi) non deve, allora, né invadere campi che non le sono propri, né agire in nome e per conto di altri soggetti. Dentro l’attuale quadro normativo che riconosce alle istituzioni scolastiche l’autonomia organizzativa e didattica da esercitarsi dentro un quadro definito a livello centrale, le decisioni del ministro devono dunque essere condivise dagli organi collegiali di scuola. FERMIAMOLE!!!
Commenti (1)
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| Ultimo aggiornamento Martedì 04 Agosto 2009 20:13 |